Robot in azione a Fukushima provenienti da Stati Uniti d'America, Australia e Francia


    Una vera e propria 'multinazionale' di robot in aiuto dei tecnici che stanno lavorando alla centrale nucleare di Fukushima. Si ipotizza un loro uso non solo nel monitoraggio, ma anche come 'pompieri robot' per gettare acqua sui reattori surriscaldati della centrale. Secondo quanto si apprende sul magazine di tecnologia IEEE Spectrum Magazine, il giornale dell’associazione IEEE – Institute of Electrical and Electronic Engineers – dagli Stati Uniti i robot diretti in Giappone per aiutare la gestione della crisi della centrale nucleare:

    sono gli automi della iRobot e si chiamano Packbot 510 e Warrior 710, entrambi provenienti da Bedford (USA).

    Packbot 510 È in grado di percepire: la temperatura, la radiazione di tipo gamma, la presenza di gas e vapori esplosivi, sostanze tossiche e può inviare dati in tempo reale.

    Packbot 510

    Immagine - 1 - Packbot 510

    Warrior 710 È più massiccio e può: spostare grandi quantità di macerie; sollevare pesi anche di 90 Kg e prendersi ‘cavalcioni’ il Packbot 510 per aiutarlo in alcune operazioni. Warrior 710 potrebbe essere in grado di portare degli idranti per il raffreddamento dei reattori.

    Per questo scopo è attivo anche un 'supercannone' dell'australiana Bechtel Corporation manovrabile a distanza e capace di sparare novemila litri d'acqua al minuto a una distanza di centocinquanta metri.

    Anche la Francia, con una grande esperienza nelle centrali nucleari, ha dato il suo contributo: "Sono state inviate in Giappone 120 tonnellate di materiale altamente specializzato - spiega un comunicato sul sito della Edf - che permette di intervenire in ambiti radiologicamente ostili".

    Warrior 710

    Immagine - 2 - Warrior 710

    La dotazione dovrebbe comprendere il robot 'Erase' da 6 tonnellate, che ha un braccio idraulico di più di tre metri, e il più piccolo Eros, lungo un metro e pesante 300 chilogrammi, anch'esso attrezzato con un braccio meccanico oltre che con una serie di sensori.

    "Non si sa cosa possa accadere ai robot una volta esposti a radiazioni così alte - spiega al New Scientist Robin Murphy del Centre for Robot-Assisted Search and Rescue della Texas University - c'è un 50% di probabilità che vengano danneggiati irrimediabilmente. Se riusciranno a essere utili, anche per i robot morire in servizio sarà una cosa nobile".

    Obiettivo prioritario di tutta l’operazione: cercare di mettere sotto controllo i reattori, in una situazione di crescente allarme per le fughe radioattive.

    La crisi nucleare che sta affrontando il Giappone vede schierati anche i robot in grado di intercettare le radiazioni e di operare in zone pericolose per l’uomo; esso potrebbe subire un'esposizione alle radiazioni con effetti gravi e letali.

    Possiamo affermare che le autorità energetiche del Sol Levante stanno lavorando nel tentativo di riprendere il controllo della situazione: in questa situazione è fondamentale anche l’utilizzo di robot radiocomandati.

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