Epidemia obesita'


    [30/11/2004] In molti paesi industrializzati colpisce fino ad un terzo della popolazione adulta, con un’incidenza in aumento in età pediatrica: rappresenta quindi, senza dubbio, l’epidemia di più vaste proporzioni del terzo millennio e, al contempo, la più comune patologia cronica del mondo occidentale.

    L’obesità costituisce un serio fattore di rischio per mortalità e morbilità, sia di per sé (complicanze cardiovascolari e respiratorie) sia per le patologie ad essa frequentemente associate quali diabete mellito, ipertensione arteriosa, iperlipidemia, calcolosi della colecisti, osteoartrosi.

    [inline: 1=Immagine - 1 - Occlusione di una arteria coronarica]
    Immagine - 1 - occlusione di una arteria coronarica

    Recentemente l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha fissato i nuovi criteri che permettono di classificare l’obesità in base al BMI (Body Mass Index o Indice di Massa Corporea, ottenibile dal rapporto peso (kg)/altezza (m)al quadrato): come limite superiore di normalità è stato fissato un valore di BMI di 24.9, mentre sono state definite Obesità di I, II e III grado quei valori di BMI compresi rispettivamente tra 25 e 29.9, fra 30 e 39.9 e maggiori di 40.

    Con tutto il rispetto per l’OMS, anche il BMI però, pur essendo molto utile nella pratica ambulatoriale per la sua semplicità, ci sembra fornire una valutazione alquanto approssimativa del reale contenuto in adipe del soggetto in esame, in quanto è in grado di valutare esclusivamente la massa totale, mentre il peso corporeo è condizionato non solo dalla massa adiposa, ma anche da quella magra.

    Prendiamo per esempio un atleta ed un impiegato di pari peso ed altezza: essi hanno quindi lo stesso BMI, ma hanno sicuramente una diversa composizione corporea, potendo essere il primo molto magro,per prevalenza della massa magra, e molto grasso il secondo per prevalenza della massa grassa.

    Per determinare una corretta diagnosi clinica di obesità, quindi, occorre conoscere la composizione corporea, n modo da poter discriminare l’eccesso di adiposità, cioè l’obesità vera, dall’eccesso ponderale legato anche ad altri fattori non "grassi", quali l’ipertrofia muscolare dell’atleta, la ritenzione idrica, e la costituzione scheletrica.

    Valutazione molto importante oltre che per la diagnostica iniziale, anche nello studio successivo degli effetti della terapia.

    Oltre ai metodi di cura tradizionali, ovvero la dieta e la modifica dello stile di vita, e, per i casi più gravi, la terapia chirurgica, é, anche in Italia, disponibile una terapia farmacologica, una pillola anti-obesità.

    Il farmaco ideale per la terapia dell’obesità dovrebbe essere in grado di indurre perdita esclusiva di grasso corporeo senza causare effetti collaterali. Di fatto questo farmaco non esiste ancora ed è difficile ipotizzare che potrà esistere nel prossimo futuro.

    L’orientamento generale della ricerca farmacologica è indirizzato, comunque, alla ricerca di farmaci che possano agire sul dispendio energetico e/o sull’assunzione dei nutrienti con effetti selettivi sulla lipolisi (scissione dei grassi) e sull’assunzione di grassi e /o carboidrati.

    Ma purtroppo la ricerca di un farmaco anti-obesità è diventata tristemente nota più per i suoi fallimenti che per i successi. La medaglia per il farmaco più discusso la merita sicuramente la Sibutramina.

    Questo principio attivo, originariamente sviluppato come antidepressivo, aiuta a ridurre l'assunzione di cibo ed è indicato per perdere peso in associazione ad un regime dietetico per soggetti con obesità manifesta.

    Agisce riducendo l'appetito e inducendo un senso di sazietà primariamente con l'inibizione dei recettori dei neurotrasmettitori serotonina e noradrenalina. Alcuni studi gli hanno attribuito anche la capacità di attivare il metabolismo aumentando il dispendio calorico.

    A marzo del 2002 il Ministero della Salute aveva disposto il ritiro cautelativo dei farmaci a base di sibutramina.

    Il farmaco veniva usato dal 1999 per il controllo del peso corporeo in soggetti obesi perché inducendo un senso di sazietà aiuta a ridurre l’assunzione di alimenti.

    Le segnalazioni di eventi avversi interessarono una cinquantina di casi di cui sei gravi e due fatali. Secondo le procedure previste, il Ministero sospese la commercializzazione del farmaco in attesa di una decisione finale, che sarebbe stata poi presa in sede di Agenzia Europea del Farmaco (EMEA).

    La decisione dell’EMEA e del CPMP (Committee for Proprietary Medicinal Products), furono favorevoli e sulla base di un profilo rischio/beneficio positivo riconfermarono la validità e la sicurezza della sibutramina.

    Nell’agosto dello stesso anno il farmaco venne "riabilitato" e reintrodotto nel mercato.

    Conclusioni

    Forse è da tenere presente il vecchio detto: prevenire è meglio che curare

    Sitografia

    EMEA - European Medicines Agency www.emea.europa.eu

    CPMP, Committee for Proprietary Medicinal Products - European Medicines Agency www.emea.europa.eu/htms/general/contacts/CHMP/CHMP.html

    WHO - World Health Organization www.who.int



    Newsletter

    Resta informato con le nostre notizie periodicamente

    Cliccando sul pulsante iscriviti acconsenti al trattamento dei tuoi dati. La tua email non verrà MAI ceduta a nessuno!