I Cereali nella dieta del bambino


    Durante lo svezzamento qual è il momento giusto per introdurre i cereali?

    Molti studi consigliano di allattare al seno il più possibile e ridurre al massimo il consumo di cereali contenenti glutine, per minimizzare il rischio di celiachia.

    Questa patologia determina un’intolleranza permanente nei confronti del glutine, ovvero verso la parte proteica contenuta nel grano e in altri cereali.

    La malattia, di solito, fa la sua comparsa fin dalla prima infanzia, dopo che i cereali sono stati gradualmente introdotti nella dieta del bambino allo svezzamento e si manifesta con diarrea cronica, arresto della crescita e distensione addominale.

    Non mancano le forme ad esordio tardivo, nell’età adulta, che si palesano con anemia, fragilità ossea, problemi di fertilità e neurologici; tali forme possono anche essere silenti e sono pertanto di difficile individuazione.

    Uno studio condotto presso l’università del Colorado, però, ha accertato che più si ritarda l’introduzione dei cereali nella dieta del bambino più facilmente si può sviluppare un’intolleranza al grano: si è visto come i lattanti che hanno introdotto i cereali prima del compimento del sesto mese hanno una più bassa probabilità di sviluppare questa allergia.

    Il dato è in controtendenza con le più comuni linee seguite in pediatria che consigliano di ritardare il più possibile l’uso dei prodotti con glutine, questo studio, invece, sottolinea l’importanza di far consumare cereali ai bambini prima dei 6 mesi di età.

    Probabilmente esiste un preciso intervallo di tempo durante il quale l’organismo del lattante può produrre antigeni che poi lo rendono intollerante nei confronti di alcuni alimenti.

    Sembra che l’introduzione dei cereali dopo i 6 mesi favorisca un abnorme produzione di immunoglobuline E (IgE): l’organismo attiva la produzione di queste proteine all’ingresso dei cereali perché li riconosce come sostanze estranee e pericolose; le IgE si concentrano nella sottomucosa intestinale determinando fra l’altro, gastroenteriti allergiche.

    È importante riuscire a capire se uno svezzamento condotto secondo un determinato protocollo può minimizzare il rischio di allergie alimentari, anche perché i cereali hanno un ruolo importante in una dieta corretta ed equilibrata ed è un peccato dovervi rinunciare.

    I cereali, infatti, sono in grado di soddisfare il fabbisogno energetico dell’organismo, per questo sono classificati fra gli alimenti energetici.

    Apportano numerose vitamine del gruppo B, contengono alcuni aminoacidi essenziali, che l’organismo umano non sa sintetizzare, quali acido glutammico e leucina, ma non contengono proteine di elevata qualità: per questo è buona norma mescolare ai cereali i legumi, in modo da ottenere un cocktail proteico di valore biologico molto simile al valore delle proteine animali.

    I cereali, inoltre, forniscono carboidrati complessi come l’amido; da un punto di vista chimico l’amido esiste in due forme: l’amilosio con catena lineare particolarmente abbondante nel grano tenero, e l’amilopectina con catena ramificata, abbondante nel grano duro, nel riso e in alcune varietà di mais.

    I cereali che contengono amilosio più che amilopectina sono di più facile panificazione: i cereali, infatti, non solo si possono consumare come tali, ma per loro triturazione si ottengono farine con cui si possono preparare pane, paste alimentari e biscotti.

    Dover rinunciare ai cereali è una grave perdita per questo è importante poter individuare qual è il momento più adatto per introdurli nello svezzamento del neonato.

    Bibliografia

    Gee S. On the celiac affection. St Bart Hosp Rep 1890; 24-17-20;

    Green P, Jabri B. Celiac disease. Lancet 2003; 362-383-91;

    J.M. Norris, Rewers M, Hoffman M. et al. Timing of initial exposure to cereal grains and the risk of wheat allergy. Pediatrics. 2006 Jun;117(6):2175-82.



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