Indice globale della fame 2012


    La sfida della fame: Garantire una sicurezza alimentare sostenibile in un contesto di scarsità di terra, acqua e energia

    PREFAZIONE ALL’EDIZIONE ITALIANA a cura di Cesvi

    Nelle ultime due edizioni l’Indice Globale della Fame (Global Hunger Index - GHI) aveva approfondito temi che sono tuttora di grande attualità: la denutrizione infantile e la volatilità dei prezzi dei beni alimentari.

    Gran parte dell’Asia negli ultimi anni ha visto il PIL di diversi Paesi crescere con tassi superiori al 7%, ma la maggiore ricchezza non si è sempre tradotta in un miglior accesso a un’alimentazione di qualità.

    Una ricerca del governo indiano del 2012 ha evidenziato che la percentuale dei bambini sotto i cinque anni denutriti e sottopeso è calata in modo poco significativo nell’ultimo quinquennio (dal 43% al 42%)1, mantenendosi su valori pressoché doppi persino rispetto all’Africa subsahariana.

    La misera dieta dei bambini indiani, come ha mostrato il GHI 20102, non migliorerà fino a quando non si affronterà il tema della strutturale diseguaglianza tra uomini e donne che affligge gran parte dell’Asia Meridionale.

    Una diseguaglianza che è all’origine dello scarso accesso femminile ai servizi sanitari, all’istruzione, al lavoro e che in ultima analisi si traduce in un maggiore povertà familiare e in un alto numero di bambini denutriti, i quali a loro volta faticano ad accedere a opportunità di sviluppo.

    I prezzi dei beni alimentari si mantengono su livelli elevati, rispetto a cinque anni fa, e la fibrillazione dei mercati non accenna a diminuire.

    Le cause indicate dal GHI 20113 sono: speculazione finanziaria sulle materie prime, concorrenza tra cibo e biocarburanti, condizioni metereologiche estreme e cambiamento climatico.

    Questi fattori sono talmente profondi e diffusi che persino due player del mercato dei cereali, come USA e Russia, minacciano continuamente di rivedere le loro esportazioni per calmierare i prezzi dei beni alimentari destinati all’approvvigionamento interno4.

    Non è quindi retorico chiedersi, come fa il rapporto di quest’anno, se ci sia abbastanza cibo per tutti e se le risorse per produrlo siano sufficienti.

    Terra, acqua ed energia appaiono sempre più scarse.

    Dal Sahel al Corno d’Africa, dal Medio Oriente al Sud Est Asiatico, passando per le grandi catene montuose asiatiche, la costruzione di sbarramenti per la produzione di energia lungo i principali fiumi e il più intensivo sfruttamento per l’irrigazione innescano conflitti per l’acqua.

    Inoltre la terra coltivabile è diventata un bene così prezioso che - anche laddove non è di ottima qualità - viene acquistata, specie in Africa, per creare produzioni di beni alimentari destinati all’esportazione. È il cosiddetto land grabbing, l’accaparramento delle terre.

    In dieci anni, secondo l’International Land Coalition5, 203 milioni di ettari sono stati acquistati (ceduti) o affittati fino a 99 anni, specie in Africa: una superficie pari a sette volte quella dell’Italia, oltre venti volte quella delle nostre terre coltivabili, più o meno le dimensioni dell’Europa nord-occidentale.

    Tuttavia il rapporto GHI 2012 ci aiuta a comprendere come la prospettiva di un mondo sempre più affamato non sia affatto ineluttabile.

    Sono già ampiamente disponibili strategie in grado di conciliare produttività e consumo sostenibile delle risorse anche in un contesto di cambiamento climatico.

    Tali strategie però richiedono una migliore governance delle risorse naturali e degli investimenti in agricoltura, una riduzione dell’ineguaglianza e una maggiore inclusione dei gruppi marginalizzati.

    Ciò ci porta a sottolineare con ancora più forza il principale apporto che da alcuni anni l’intera serie dell’Indice Globale della Fame sta dando al dibattito su come assicurare a tutti un accesso sufficiente e di qualità al cibo: la consapevolezza che le quattro dimensioni (sociale, economica, ambientale e politica) del fenomeno della sicurezza alimentare vanno sempre tenute presenti.

    La fame è un tema multidimensionale e per debellarla non esistono scorciatoie, ma solo il paziente lavoro di collaborazione tra attori economici e sociali, pubblici e privati, nazionali e internazionali.

    La stessa pubblicazione del GHI – in tutte le sue versioni - è un esempio di fruttifera cooperazione che coinvolge da anni reti di Ong internazionali (Alliance 2015)6 e italiane (Link 2007), un centro di ricerca internazionale (International Food Policy Research Institute, IFPRI) e uno italiano (ISPI), con il sostegno del Comune di Milano e il patrocinio di Expo 20157.

    Il rapporto è diffuso in contemporanea in una decina di Paesi, tra cui Italia, Francia, Germania, Usa, Irlanda, Belgio, India, Zimbabwe, Kenya etc.

    Ogni anno la presentazione del rapporto è un’occasione di riflessione sui temi della fame e della sicurezza alimentare che riunisce organizzazioni internazionali, funzionari governativi, esperti di cooperazione internazionale, università, giornalisti, studenti e ONG nell’ambito delle iniziative che la città di Milano ha in programma fino all’Expo del 2015.

    Stefano Piziali

    Più in basso in questa pagina è possibile leggere l'indice direttamente ed è disponibile inoltre il link per il download in formato PDF

    Note:

    1 http://www.trust.org/alertnet/news/feature-in-wasting-children-a-richer-india-sees-national-shame/

    2 http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_globale_della_fame . Allo stesso indirizzo sono disponibili, oltre al presente, tutti i pdf dei rapporti in italiano della serie Indice Globale della Fame: 2008, 2009, 2010 e 2011 usciti a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali per conto di Cesvi, Cosv e Link 2007.

    3 Idem

    4 http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-14/siccita-flagella-terzo-stati-075350.shtml?uuid=AbZU7EOG e http://www.globalintake.com/global_intake.php?Russia-id260-sec10.html

    5 http://www.landcoalition.org/news/biggest-study-large-land-deals-date-warns-threats-poor

    6 http://www.alliance2015.org

    7 L’edizione originale è realizzata da IFPRI (International Food Policy Research Institute – Washington, DC, Welthungerhilfe - Germania e Concern Worldwide- Irlanda).

    La versione italiana ne è la fedele traduzione ed esce ancora una volta con il patrocinio di Expo 2015 e grazie al contributo del Comune di Milano.



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