Le persone Asperger


    Le persone che appartengono alla parte alta dello spettro autistico, quelle che stando agli attuali manuali diagnostici internazionali definiamo con il termine Sindrome di Asperger (SA) oppure “Aspie”, come si definisce Liane Holliday Willey nel suo libro Pretending to be normal (1999), impongono a noi “neurotipici” un profondo ripensamento del nostro modo di essere. Data la loro peculiare modalità cognitiva caratterizzata da una coerenza centrale debole e da cecità mentale, hanno un basso quoziente di empatia e tendono a soffermarsi, anche in situazioni sociali, su dettagli percettivi per noi insignificanti, ma che per caratteristiche intrinseche al loro sistema nervoso appaiono invece assai gratificanti sensorialmente o interessanti cognitivamente. Le numerose ricerche sulle abilità di Teoria della Mente hanno dimostrato che questi individui incontrano notevoli difficoltà nell’identificazione e nella rappresentazione dei propri e altrui sentimenti e pensieri. Di conseguenza il mondo delle emozioni è un terreno quasi inesplorato, tutto da scoprire e studiare. Queste ricerche unite all’esperienza clinica, suggeriscono la presenza di una maggiore predisposizione nelle persone con SA in confronto ai neurotipici, rispetto a due caratteristiche cognitive. In primo luogo la maggiore facilità ad assumere come proprie idee, schemi di pensiero e assunzioni distorte e, in secondo luogo, la difficoltà nel considerare spiegazioni o soluzioni alternative ad un problema e nell’elaborare autonomamente una rappresentazione degli eventi in prospettiva, ovvero, ad esempio, valutare il grado di realtà e di probabilità che un certo evento temuto si realizzi veramente e precisamente come è stato mentalizzato. Tutto ciò è fonte di grande incomprensione da ambo le parti, ma soprattutto di forte frustrazione che si manifesta in ansia, rabbia e depressione. Questi vissuti spesso confinano gli individui con SA e i loro famigliari in una solitudine assai dolorosa. Per venire incontro a queste persone si rende necessario un cambiamento del nostro modo di comunicare e di utilizzare il linguaggio, ricco di incongruenze, modi di dire, sottintesi e di messaggi non verbali quindi astratti e “invisibili” che deve essere adattato ad uno stile cognitivo “iperrealista” che comprende solo ciò che “vede”. Sarebbe anche necessario ripensare al nostro modo di intendere le relazioni sociali ed affettive che generalmente sono incentrate sulla condivisione di emozioni, pensieri e progetti futuri, ma che potrebbero anche basarsi sulla condivisione di un interesse meramente cognitivo. Scrive in proposito Temple Grandin, donna autistica ad alto funzionamento e professoressa alla Colorado State University: «I miei amici non autistici mi dicono che le relazioni con gli altri sono la cosa più importante della vita per la maggior parte delle persone, mentre io mi affeziono molto ai miei progetti e ad alcuni luoghi» . Video - Temple Grandin: Il mondo ha bisogno di tutti i tipi di mente



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