Nuove biotecnologie per la sicurezza degli alimenti e della salute pubblica


    Lo scorso 12 ottobre si è tenuto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un incontro intitolato “Le nuove biotecnologie per la qualità, sicurezza degli alimenti e della salute pubblica". Tra i vari temi, è stato affrontato quello dell’impatto dei nuovi regimi alimentari sulla salute pubblica (malattie cardio-vascolari, obesità, diabete, ipertensione), nell’ottica dei nuovi trend della ricerca internazionale e delle ripercussioni sulla sostenibilità, anche economica, del sistema sanitario del Paese.

    Image - An example of a protein structure determined by the Midwest Center for Structural Genomics. Credits: Matt Howard - Argonne's Midwest Center for Structural Genomics deposits 1,000th protein structure.

    La proteomica sta, infatti, rivoluzionando le nuove biotecnologie, che non guardano più in modo riduzionistico all'ottenimento di un carattere solo attraverso la modulazione di un singolo gene o una singola proteina, ma dell'intero set dei geni e delle proteine.

    Gli studi di proteomica hanno conseguito dei risultati estremamente efficaci nel mondo della biomedicina, portando nella pratica clinica quotidiana l'utilizzo sia di marcatori multivariati, che di test nella microbiologia clinica che, almeno negli USA, è stato dimostrato possono portare ad un risparmio di circa 20.000 dollari per ospedalizzazione.

    Un filone di ricerca interessante, soprattutto per il nostro paese riguarda la qualità e della sicurezza degli alimenti e il nostro Paese si sta facendo portavoce nella comunità internazionale del programma Food & Nutrition, nell'ambito dello Human Proteome Project. Questo progetto, come spiega Andrea Urbani, presidente della Società Europea di Proteomica "permetterà di studiare con tecnologie innovative alcuni problemi che non sono risolti, sia nel campo della nutrizione, che in generale della global healthcare. Un esempio su tutti sono le allergie, che rappresentano un modello estremamente complesso che deve essere analizzato nella sua complessità delle modificazioni chimiche associate alle porteine stesse."

    Un altro tema affrontato durante l'incontro è quello dell'intolleranza ai glucidi, espressione con la quale si indicano tutte quelle malattie caratterizzate da un aumento della glicemia e da un aumento eccessivo dell'insulina, la cosiddetta insulino-resistenza. Le malattie che fanno parte della sindrome metabolica sono collegate all'insulino-resistenza e all'intolleranza glucidica; le più conosciute sono le patologie del cuore, l'infarto del miocardio, le patologie cerebrovascolari, l'ipertensione arteriosa e soprattutto l'obesità.

    Nel mondo occidentale, spiega il Prof. Antonio Gasbarrini dell'Università Cattolica di Roma, "queste patologie colpiscono circa il 30-40% della popolazione generale e raggiungono il 25-30% nell'età infantile, motivo per cui si parla di epidemia dell'obesità. Inizialmente queste patologie rientravano tra le malattie non trasmissibili (NCD), ma la grande rivoluzione che la ricerca degli ultimi anni sta portando in queste patologie è che in realtà l'obesità e la sindrome metabolica sono malattie trasmissibili, perché sono malattie in cui molto spesso il vero implicato è il microbiota intestinale."



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