Nuove prospettive per la celiachia


    La celiachia è un’intolleranza permanente verso il glutine, la principale frazione proteica di frumento e altri cereali.

    È una patologia che colpisce l’1% della popolazione europea e statunitense: nei soggetti geneticamente predisposti, l’introduzione del glutine con la dieta, scatena una serie di reazioni avverse con lesione della mucosa del piccolo intestino, atrofia dei villi, ipertrofia delle cripte ed aumento dei linfociti intraepiteliali.

    La malattia, di solito, si manifesta già dai primi anni di vita, con diarrea cronica, arresto della crescita, vomito, inappetenza; non mancano tuttavia le forme ad esordio tardivo che si manifestano soprattutto con sintomi extra intestinali quali anemia, infertilità e problemi neurologici.

    Esiste, inoltre, anche una celiachia che non dà alcun segnale apparente, detta paucisintomatica, cioè silente e perciò difficilmente diagnosticabile: l’accertamento diagnostico della celiachia si basa sul riscontro della presenza di specifici marcatori sierologici, dei geni di predisposizione e da una tipica lesione della mucosa intestinale evidenziabile attraverso biopsia.

    Una volta scoperta la malattia, l’unica soluzione è quella di eliminare dalla dieta tutti i cibi contenenti glutine, con notevole disagio soprattutto quando si è costretti a mangiare fuori casa.

    Nella malattia celiaca il sistema immunitario riconosce il glutine come un agente estraneo e pericoloso contro cui attuare una risposta immunitaria volta alla sua distruzione: si attivano a questo scopo i linfociti intestinali che per contatto con la gliadina, il costituente principale del glutine, producono sostanze ad attività infiammatoria che danneggiano la mucosa intestinale e possono ledere anche altri tessuti.

    Uno studio condotto in collaborazione fra l’istituto Telethon dell’ospedale S. Raffaele di Milano, il dipartimento di pediatria dell’università Federico II di Napoli e l’ospedale Moscati di Avellino ha rivelato come nell’intestino celiaco in risposta all’attività svolta dai linfociti, si attivino piccoli gruppi cellulari con funzione regolatoria secernenti sostanze ad attività antinfiammatoria, come l’interleuchina 10 (IL-10) con attività inibitoria verso i linfociti patogenetici che danneggiano la mucosa intestinale e anche gli altri tessuti.

    Fra queste cellule con attività regolatoria vi sono linfociti che non possiedono granuli di secrezione, ma che sono in grado di elaborare piccole molecole capaci di influenzare la differenziazione e il comportamento di altre cellule del sistema immunitario: questi mediatori solubili sono identificati con il nome di citochine.

    Le citochine, inizialmente, erano chiamate interleuchine o linfochine perché si pensava che fossero piccole molecole secrete dai linfociti e capaci di agire solo sui linfociti. I primi studi infatti, hanno evidenziato come i linfociti T dopo contatto con un agente estraneo producono un piccolo peptide denominato interleuchina 1 (IL-1) che induce la proliferazione e la differenziazione dei linfociti B.

    I linfociti B, a loro volta, producono l’interleuchina 2 (IL-2) che promuove l’attivazione dei linfociti T citotossici.

    Quest’ultimi secernono l’interleuchina 3 (IL-3) che attraverso il circolo ematico arriva al midollo osseo dove stimola la proliferazione di cellule staminali pluripotenti.

    In realtà queste molecole di segnale possono essere prodotte da diversi tipi cellulari e possono agire su numerose cellule bersaglio: nello specifico le citochine possono agire sulle stesse cellula che le hanno secrete esplicando così un’azione autocrina, possono agire sulle cellule poste nelle immediate vicinanze esplicando così un’azione paracrina, oppure possono agire su cellule anche molto distanti esplicando un’azione endocrina.

    La speranza dei ricercatori che hanno condotto lo studio è quella che in futuro, previa somministrazione di IL-10 esogena si riesca a potenziare l’attività dei piccoli gruppi cellulari con attività regolatoria comunque presenti nell’intestino celiaco, e contrastare in maniera significativa il numero e l’attività dei linfociti patogenetici.

    Bibliografia

    Green P.; Jabri B. Coeliac disease. Lancet 2003; 362-383-91

    Fasano A. Catassi C. Current approaches to diagnosis and treatment of celiac disease: an evolvine spectrum. Gastroenterology 2001; 120:636-51

    Bloom & Fawcett. Trattato di istologia. McGraw-Hill.

    Sitografia

    "Dall'interleuchina 10 una speranza per i celiaci" - Comunicato Stampa CNR dall_interleuchina_10_una_speranza_per_i_celiaci

    AIC - Associazione Italiana Celiachia www.celiachia.it

    Celiachia - Wikipedia, l'enciclopedia libera http://it.wikipedia.org/wiki/Celiachia



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