Nuovi scenari nella cura della Bulimia


    [19/11/2004] Forse una nuova speranza per chi soffre di bulimia, un piccolo spiraglio di luce, dal mondo della ricerca impegnata nel trovare una cura del disturbo sempre più efficace e rapida.

    È infatti dello psichiatra Palmiero Monteleone del I Policlinico di Napoli, professore associato di Psichiatria e coordinatore del centro pilota regionale degli studi sul comportamento alimentare in Campania e del suo team, la scoperta del ruolo della genetica nella cura del disturbo bulimico.

    Palmiero Monteleone

    Immagine - 1 - Palmiero Monteleone ©Società Italiana di Neuroscienze

    Importante:

    Le informazioni riportate nel presente articolo hanno solo un fine illustrativo e divulgativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli psicologici e/o medici

    Dalle ricerche è emerso che il gene trasportatore della serotonina, denominato "promotore", a seconda che si presenti nella sua variante "corta" o "lunga", determina una minore o maggiore efficacia nella cura della bulimia.

    A capo di una equipe "multidisciplinare", composta da 5 psichiatri, personale di laboratorio, nutrizionisti e internisti, lo stesso Monteleone ha sottolineato l’importanza di considerare la bulimia come una malattia che investe tutto il corpo e non solo la sfera psicologica.

    Entrando nel vivo della sua ricerca, Monteleone spiega come una porzione del gene trasportatore della serotonina chiamato "il promotore" regoli la quantità di gene che viene utilizzata dai sistemi molecolari dell’organismo per sintetizzare la proteina.

    Questo promotore viene paragonato ad una sorta di interruttore che indica la quantità di proteina che bisogna sintetizzare.

    Serotonin

    serotonin (5-HT).svg Immagine - 2 - Molecola della serotonina. ©Wikipedia.org

    Questo promotore ha una lunghezza variabile: una "lunga" e una "corta" che dipendono dalla diversa quantità di basi azotate che compongono il gene.

    In questo caso la variante lunga del promotore possiede 44 coppie di basi azotate in più di quella corta.

    Nella variante lunga aumenta la quantità di proteina sintetizzata dalle cellule quindi di trasportatore della serotonina.

    Nella variante corta la quantità di trasportatore della serotonina sintetizzata dalle cellule è esattamente la metà di quella che viene espressa invece dalla variante lunga.
    La differenza fra queste varianti risiede nella quantità di proteina che fanno poi esprimere al gene.

    Dato che i farmaci serotoninergici agiscono sul trasportatore della serotonina bloccandolo e impedendogli di captare la serotonina che è presente nelle sinapsi del sistema nervoso, l’aumento che ne consegue di serotonina disponibile fa si che venga incrementata la trasmissione serotoninergica.

    In conclusione agendo questi farmaci sul trasportatore è lecito ipotizzare che variazioni della disponibilità di questo elemento possa influenzare la risposta ai farmaci stessi.

    Partendo da questa consapevolezza non resta che valutare in che modo la risposta ai farmaci viene influenzata dall’assetto genico di un individuo.

    In altre parole Individuare dei predittori di risposta è il fine ultimo di questo tipo di ricerca che mira a selezionare i pazienti che hanno una maggiore probabilità di rispondere alle cure che si prescrivono loro.

    Inoltre è sorprendente constatare come la variante corta del promotore, così come predice una scarsa risposta nella cura della bulimia nervosa allo stesso modo predice una scarsa risposta nella cura della depressione maggiore.

    Tabella 1: Per una definizione di bulimia

    Alcuni la chiamano iperfagia, altri preferiscono denominarla polifagia, i più colti ne indicano persino la radice etimologica facendola derivare dal greco βουλιμία, boulimía, composto di βους (bôus) "bue" e λιμός (limós) "fame"; propr. 'fame da bue'.

    Tuttavia, comunque la si voglia indicare, il risultato, per così dire, non cambia.

    Definizione di Bulimia

    "La bulimia è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dalla presenza di abbuffate compulsive e di comportamento di compenso che le pazienti mettono in atto per evitare l’aumento di peso di cui hanno un terrore spietato" queste le parole utilizzate dallo psichiatra Palmiero Monteleone per definire la patologia bulimica.

    Dallo specialista la bulimia viene dunque ad essere indicata come una patologia da ascrivere nel novero dei "disturbi alimentari" al cui interno, oltre la bulimia, si colloca anche l’anoressia.

    Lo psichiatra sottolinea inoltre, nella sua descrizione del disturbo bulimico, la caratteristica principale con cui si manifesta la malattia ovvero la presenza di "abbuffate compulsive", abbuffate cioè ossessive e percepite dalla paziente come necessarie e forzate, anche contro la propria volontà, per non cadere in preda all’angoscia.

    Monteleone pone poi l’accento sulle cosiddette "pratiche di compenso" ovvero tutti quei comportamenti che la paziente mette in atto per evitare di aumentare di peso.

    Fra questi comportamenti vi è il vomito autoindotto, i digiuni prolungati, l’esercizio fisico eccessivo, l’uso di enteroclismi o purganti o lassativi.

    Quando non si mettono in atto i comportamenti di compenso non si parla più di bulimia ma di "disturbo di abbuffate compulsive".

    La bulimia, continua lo stesso Monteleone, colpisce prevalentemente le donne con una percentuale del 90 % fra il sesso femminile e solo il 10% fra gli uomini la cui incidenza tuttavia, nell’ultimo quinquennio, è in lieve aumento.

    La fascia d’età più colpita dalla malattia, afferma l’intervistato, è quella compresa fra i 14 e i 25 anni con una punta massima di incidenza che si colloca verso i 18 anni.

    Dopo i 25 anni il rischio di ammalarsi per la prima volta di bulimia è molto raro, mentre non è così raro il ritorno della patologia, anche dopo molti anni, per le donne che ne avevano già sofferto in precedenza.

    Ma la bulimia non è solo una malattia psicologica, anche fattori socio-economici possono contribuire a creare un terreno "favorevole" all’insorgere della malattia.

    Fra questi fattori di ordine sociale ed economico, Monteleone sottolinea come "l’urbanizzazione" sia uno degli elementi che abbia favorito l’aumento dei casi di bulimia.

    In altre parole il passaggio dalle campagne alle città ha prodotto un incremento dei casi di bulimia.

    Per ciò che concerne invece la problematica del legame fra classe sociale e bulimia, questo rapporto non è riconosciuto da tutti gli specialisti del settore: alcuni studi indicano una maggiore presenza della malattia fra le classi medio-alte, altri studi non sottolineano invece questo dato.

    Sitografia

    Bulimia Da Wikipedia, l'enciclopedia libera http://it.wikipedia.org/wiki/Bulimia

    Società Italiana di Neuroscienze www.sins.it

    SSRI Da Wikipedia, l'enciclopedia libera http://it.wikipedia.org/wiki/SSRI

    SSRI - Selective serotonin reuptake inhibitor From Wikipedia, the free encyclopedia http://en.wikipedia.org/wiki/Selective_serotonin_reuptake_inhibitor



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