Pazienti colpiti da ictus tornano a muoversi con iniezione cellule staminali


    Generalmente le persone che subiscono un ictus possono rimanere paralizzate (parzialmente o totalmente) e veder compromesse diverse funzioni nervose (ad esempio funzioni cognitive, disturbi del linguaggio ecc.). Nonostante il processo di riabilitazione dei pazienti che hanno subito un ictus sia in costante evoluzione, la strada per ottenere un consistente miglioramento della qualità della vita di queste persone è ancora lunga.

     

    Credits: Tewan Banditrukkanka/Shutterstock.comCredits: Tewan Banditrukkanka/Shutterstock.com

    I risultati di un recente studio clinico effettuato su un ristretto gruppo di pazienti residenti negli Stati Uniti sono molto promettenti.

    Un gruppo di scienziati della scuola di medicina dell’Università di Stanford ha iniettato delle cellule staminali modificate direttamente nei cervelli dei pazienti ottenendo consistenti miglioramenti nella funzione motoria, un paziente è addirittura riuscito a riprendere il controllo di braccia e gambe abbandonando la sedia a rotelle.

    Si tratta di un piccolo studio clinico (ancora nelle sue fasi preliminari) ma i risultati ottenuti sembrano indicare che abbiamo probabilmente sottovalutato la capacità del cervello di guarire se stesso.

    In futuro i ricercatori potrebbero riuscire a riattivare le funzionalità perdute del cervello.

    «Una donna di 71 anni poteva solo spostare il pollice sinistro all'inizio dello studio clinico» scrive il dott. Gary Steinberg neurochirurgo e primo ricercatore presso la Stanford University. «La paziente ora può camminare e sollevare il braccio sopra la sua testa».

    Non è la prima volta che gli scienziati effettuano l’iniezione delle cellule staminali direttamente nel cervello del paziente. Si tratta infatti della seconda sperimentazione clinica che cerca di valutare in che modo sia possibile migliorare i tempi di recupero attraverso le cellule staminali.

    L’anno scorso è stato condotto uno studio nel Regno Unito che ha mostrato simili promettenti risultati in un gruppo di pazienti dopo oltre un anno dal trattamento.

    L’ultima sperimentazione clinica si è svolta in California ed è stata gestita da una società chiamata SanBio. Il team di ricercatori ha praticato la procedura su 18 pazienti (11 donne e 7 uomini), tutti hanno avuto segnali di miglioramento nella deambulazione e sette pazienti hanno avuto eccellenti progressi.

    Tutti i soggetti coinvolti nella sperimentazione hanno subito un ictus in un periodo antecedente allo studio (compreso tra sei mesi e tre anni) e i loro progressi si sono stabilizzati, questo significa che senza trattamenti sarebbe stato molto improbabile ottenere ulteriori miglioramenti.

    I ricercatori hanno misurato la capacità di movimento dei soggetti su una scala da 1 a 100 (100 = completa capacità di movimento) nel periodo precedente al trattamento e fino a un anno dopo, in media le persone coinvolte nella sperimentazione hanno migliorato le loro capacità di movimento di 11,4 punti; si tratta di un valore particolarmente significativo da un punto di vista clinico.

    In altre parole c’è stato un impatto reale sulla vita dei pazienti.

    Come funziona la tecnica?

    La tecnica consiste nell'iniettare cellule staminali (attraverso un foro praticato nel cranio dei pazienti) nelle regioni del cervello conosciute per essere la “sede” del controllo dei movimenti.

    I ricercatori ancora non conoscono esattamente in che modo funzioni il meccanismo, ma dopo ogni studio clinico riescono ad ottenere frammenti di informazione utili a costruire un quadro più chiaro di quello che sta accadendo.

    Il processo sembrerebbe innescare una sorta di ringiovanimento del cervello.

    Le cellule utilizzate in questo studio clinico sono le cellule staminali mesenchimali e sono state donate dal midollo osseo di due donatori sani. Prima di essere iniettate le cellule sono state modificate geneticamente per esprimere un gene chiamato Notch1, gene conosciuto per causare l’innesco dello sviluppo del cervello nei bambini. Ogni paziente ha ricevuto 2,5, 5 oppure 10 milioni di queste cellule.

    Durante uno studio analogo condotto sui ratti i risultati hanno mostrato che la sopravvivenza delle cellule iniettate era di circa un mese, ma durante tale periodo di tempo, si è verificata la secrezione dei fattori di crescita che ha portato da una parte alla creazione di nuove connessioni tra le cellule cerebrali e dall'altra ha avviato la rigenerazione dei tessuti.

    «Pensavamo che i circuiti cerebrali colpiti fossero morti» scrive Steinberg. «Dopo questi risultati dobbiamo rivedere le nostre convinzioni in materia. Personalmente penso che i circuiti colpiti da un ictus siano soltanto inibiti e il nostro trattamento sia in grado di riattivarli. Pensiamo che le cellule staminali siano in grado di modificare il cervello adulto in modo da farlo assomigliare più al cervello di un bambino. Cervello che è in grado di ripararsi molto bene».

    Scenari

    Anche se i primi risultati sembrano promettenti c'è ancora molto da fare prima che questa tecnica diventi un trattamento fattibile.

    Tutti i pazienti hanno avuto almeno un effetto collaterale dopo il trattamento, saranno quindi necessari ulteriori test per dimostrare che la procedura è sicura.

     

    I ricercatori che hanno effettuato questo studio clinico stanno già portando avanti un altro studio clinico molto più grande, il team SanBio sta pianificando un programma di follow-up per 156 pazienti. In questo prossimo studio un terzo dei pazienti riceverà un trattamento placebo per aiutare il team a valutare quanto la tecnica sia davvero efficace.

     

    Ma sicuramente ci sono tutti le ragioni per essere eccitati. «Anche se piccolo, questo studio suggerisce che il trattamento è relativamente sicuro ed è in grado di ripristinare i movimenti delle persone che hanno subito un ictus» scrive il dott. Shamim Quadir della UK Stroke Association.

    «I test clinici aggiungono informazioni alle crescenti evidenze cliniche suggerendo che il trattamento con cellule staminali potrebbe portare al recupero delle persone che hanno subito un ictus in un periodo di mesi (o anni nello scenario peggiore), una speranza per molti che vivono con una disabilità».

    La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Stroke.



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