Le scoperte su come affrontare la celiachia senza dover ricorrere a una dieta gluten free si susseguono, appassionano e coinvolgono, ma cosa accade dopo l’ottenimento dei risultati in laboratorio?
Ricerca e celiachia non sono solo titoli di giornale ma tanto lavoro di ricerca a servizio della comunità .
La celiachia è una patologia che affligge una fetta sempre più ampia della popolazione: al momento l'unico modo per affrontarla e conviverci è alimentarsi con una dieta priva di glutine; molto si sta facendo però, per trovare un'alternativa e rendere più semplice la dieta di questi pazienti.
Circa un anno fa ampio risalto, anche sui quotidiani nazionali e non solo sulla stampa di settore, è stata data alla scoperta fatta da un valido gruppo di studiosi italiani che ha chiarito il ruolo dell'Interleuchina-10 nella celiachia auspicando la possibilità, in un prossimo futuro, di un'iniezione subito prima dei pasti che permetta ai celiaci di mangiare, senza rischio, anche i cibi con glutine.
Quest'approccio, di tipo farmacologico, è senza dubbio molto interessante e affascinante, ma la possibilità che questo studio possa trovare un'applicazione pratica nell'immediato dipende soprattutto da quanto le industrie del settore saranno disposte a investire per tastare effettivamente le potenzialità e la bontà di questa scoperta.
Qualche giorno fa, un altrettanto valido e brillante gruppo di ricercatori italiani hanno pubblicato i risultati dei loro esperimenti sulla prestigiosa rivista "Gastroenterology": l'originalità di questo lavoro, come spiega Mauro Rossi coordinatore del progetto di ricerca, sta nell'aver individuato una tecnica enzimatica che blocca "l'esposizione" dei frammenti di glutine in modo che i Linfociti T, le cellule del sistema immunitario che nei celiaci riconoscono il glutine innescando le reazioni infiammatorie, non trovando più il glutine in "bella mostra" non si attivano a produrre i mediatori dell'infiammazione responsabili delle enteropatie.
La potenzialità della tecnica enzimatica così messa a punto è di poter essere usata direttamente sulle farine alimentari: pane, biscotti, pizza dunque, da farina di frumento, orzo e segale.
Una scoperta senza dubbio accattivante: la speranza? Che dopo gli opportuni trial clinici volti a confermare i buoni risultati ottenuti in vitro un'industria o più, si decidano a investire e a credere in questa tecnica enzimatica.
Sitografia
Comunicato Stampa CNR 2006 Dall’interleuchina-10 una speranza per i celiaci
Articolo LSWN La malattia celiaca non è tipica solo dei paesi più industrializzati
Comunicato Stampa CNR 2007 Celiachia: il glutine non è più un problema



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