Sci e corretta nutrizione


    Per una corretta alimentazione durante la pratica sciistica seguiamo alcuni consigli di esperti in medicina sportiva.

    Vuoi fare dello sci la tua professione o lo vuoi vivere correttamente solo da amatore? Non pensare solo all’attrezzatura o alla preparazione atletica, presta attenzione a ciò che mangi. Un vero campione o un dilettante intelligente si riconosce anche da cosa porta in tavola. Parola di esperto. Stefania Merlo, guida alpina e istruttrice di sci, spiega infatti che chi pratica lo sci di fondo deve seguire un’alimentazione priva di alcolici che favoriscono la vasodilatazione disperdendo il calore del corpo e rendendo difficile l’adattamento al freddo clima di montagna. Al contrario è necessario che gli sciatori sia professionisti che amatori assumano elevati dosi di carboidrati che devono "coprire" il 60% della loro alimentazione in quanto indispensabili per fornire l’apporto energetico necessario allo sforzo fisico senza intaccare le riserve di grasso. Seguono a ruota proteine, vitamine, zuccheri e grassi. Elemento fondamentale nella "dieta" dello sciatore, soprattutto di fondo, è l’acqua necessaria per idratare l’organismo e fornirgli il giusto apporto di sali minerali. Il dottor Pintaldi, fondatore e direttore del centro di medicina sportiva della Usl di Siracusa nonché ricercatore e docente di "Scienze dell’alimentazione" presso l’Isef di Palermo, esprime invece la sua opinione negativa riguardo l’uso di integratori alimentari nella dieta non solo dello sciatore ma di qualunque sportivo. I mass-media e i produttori di queste sostanze hanno infatti, secondo il medico, diffuso l’opinione che solo le sostanze dopanti fossero dannose alla salute, mentre gli integratori fossero totalmente benefici. In realtà ciò che è più inquietante, accusa il medico, è che, essendo gli integratori delle proteine la cui composizione chimica risulta essere NH2OH, queste catene di gruppi amminici liberano nell’organismo acqua ma anche NH3 cioè ammoniaca con il risultato di avvelenare, nel tempo, i soggetti che ne fanno uso vale a dire soprattutto giovani adolescenti un tempo perfettamente sani. È la cultura dell’apparire, conclude sconfortato il dottor Pintaldi, che avvelena lo sport e le menti dei giovani facendogli dimenticare che solo l’impegno, la tenacia, lo spirito di sacrificio sono essenziali per vincere la grande maratona che è la vita. 09/01/2004


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