Scoperta via per somministrare farmaci direttamente nella placenta


    Secondo un recente studio il 10% circa delle gravidanze è a rischio complicazioni che possono portare alla nascita prematura e alla preeclampsia. La preeclampsia, nota anche come gestosi, è uno stadio clinico in cui può trovarsi una donna in gravidanza caratterizzato dalla presenza di segni clinici quali l’ipertensione arteriosa, edemi ecc. Questa sindrome può mettere seriamente a rischio lo sviluppo del bambino.

    Feto umano. Credit: Leptospira/Shutterstock.comImmagine - Feto umano. Credit: Leptospira/Shutterstock.com

    Diverse complicazioni che possono accadere durante una gravidanza sono state collegate a malfunzionamenti della placenta, organo temporaneo che per svariati motivi non è in grado di somministrare il giusto apporto di nutrienti o non riesce a mantenere un ambiente ottimale per il feto.

    A causa della natura estremamente delicata di questo ambiente i medici potevano fare ben poco per gestire i malfunzionamenti della placenta, fino ad ora. Per la prima volta un team di ricerca internazionale composto da ricercatori inglesi, israeliani, estoni e italiani ha trovato il modo di somministrare farmaci direttamente nella placenta in grado di sostenerla attivamente nelle proprie funzioni.

    La placenta è un organo particolare che possiede regole proprie

    Stranamente il team ha ottenuto questo risultato trattando la placenta come se si trattasse di un tumore, concetto che suona abbastanza inquietante.

    «Le placente si comportano come tumori ben controllati. Crescono rapidamente, producono ormoni della crescita ed eludono il sistema immunitario» scrive Lynda Harris, autore principale dello studio dell’Università di Manchester, UK.

    «Molti degli studi sul cancro si focalizzano sul trovare modi per somministrare i farmaci capaci di uccidere il tumore senza colpire il resto del corpo» aggiunge Harris.

    «Noi abbiamo avuto l’idea di trattare la placenta alla stessa maniera così da somministrare i farmaci per migliorare le funzioni di tale organo e trattare di conseguenza le complicazioni della gravidanza».

    Partendo da questa idea Harris e i suoi colleghi hanno deciso di vedere in che modo la placenta avrebbe risposto in caso di somministrazione di due peptidi denominati CGKRK e iRGD, si tratta di catene di amminoacidi che possono essere modellate e assumere la forma di minuscole capsule in grado di fare da vettore dei farmaci.

    Gli esperimenti sui topi in gravidanza

    Negli esperimenti effettuati su topi in gravidanza, i ricercatori hanno scoperto che come questi peptidi sono in grado di concentrarsi su un tumore e somministrare i farmaci anticancro direttamente nella zona interessata, sono anche in grado di concentrarsi sul tessuto della placenta e somministrare l’ormone della crescita per migliorare la funzione dell'organo.

    Nonostante la somministrazione degli ormoni della crescita abbia avuto risultati inefficaci su feti murini dalle dimensioni normali, i feti dalle dimensioni sottosviluppate a causa dei malfunzionamenti delle placente sono iniziati a crescere normalmente in seguito alla somministrazione dell’ormone.

    Potenzialità del nuovo metodo

    «Dato l'attuale carenza di farmaci in ostetricia, una terapia mirata che promuove la crescita dei bambini più piccoli senza indurre la crescita eccessiva di coloro che si stanno sviluppando in modo ottimale soddisferebbe un bisogno clinico importante, un’esigenza attualmente insoddisfatta», scrivono i ricercatori nello studio pubblicato sulla rivista Science Advances.
    Quando i peptidi sono stati testati sul tessuto umano della placenta i risultati hanno mostrato che essi penetravano le membrane delle cellule, questo suggerisce che gli stessi risultati potranno essere replicati in futuro attraverso studi clinici sull’uomo.

    Nessuna traccia dei farmaci è stata trovata nel feto o negli organi della madre

    I ricercatori sottolineano inoltre che nessuna traccia dei farmaci sono stata riscontrati all’interno del feto o degli organi della madre dopo trascorso il periodo di tempo necessario affinché si manifestassero gli effetti desiderati.

    L'unico grande pericolo è dovuto al fatto che il trattamento potrebbe essere rischioso per le madri in caso di cancro non diagnosticato, i peptidi infatti non saprebbero se colpire la placenta o il tumore, in questo caso il team sostiene che attraverso un'adeguata selezione dei target si potrà superare tale ostacolo.

    Attualmente non esistono farmaci per trattare direttamente le disfunzioni della placenta, così se i medici rilevano che un bambino non sta crescendo come dovrebbe, l'unica opzione è di somministrare il farmaco attraverso il corpo della madre e sperare che vada tutto bene. Ma i rischi connessi con la nascita prematura di un bambino sono significativi, tra cui la suscettibilità all'infezione, alla paralisi, alle malattie cardiache e al diabete, complicazioni che possono verificarsi con la crescita.

    «Negli ultimi 20 anni solo un farmaco è stato autorizzato per l’uso durante la gravidanza,» dichiara Harris. «Attraverso lo sviluppo di questa piattaforma, abbiamo reso possibile ad un numero potenzialmente ampio di nuovi farmaci di venire adattato e utilizzato in modo sicuro per il trattamento di complicanze della gravidanza a partire da quelle comuni fino ad arrivare a quelle gravi».



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