Ceramiche antiche


    La ceramica sigillata italica, tardo-italica e sud-gallica del Museo Archeologico di Cagliari.

    Sigillata italica

    Questo tipo di ceramica da mensa fu uno degli aspetti più importanti dell’industria ceramica di età romana.

    E’ caratterizzata da un rivestimento rosso lucido, che ottenevano immergendo il vaso in un’argilla diluita ricca di ferro prima della cottura del vaso.

    E’ una ceramica molto pregiata e l’impasto è depurato finemente.

    Possiamo dividere il periodo di produzione in tre fasi:

    -Prima fase 50-30 a.C (non presenta decorazioni)

    -Seconda fase 30-15 a.C (compare la decorazione)

    -Terza fase 15 a.C- 30 d.C ( età aurea di questo tipo di ceramica)

    Sul fondo interno di piatti, ciotole, coppe e in generale di tutti i materiali ceramici di questo tipo troviamo il bollo che riporta il nome del proprietario dell’officina ceramica che lo ha prodotto.

    Principalmente i centri di produzione furono ad Arezzo poi le principali ditte impiantarono delle succursali per controllare i loro mercati più ricchi:

    • Pisa;
    • Pozzuoli;
    • Nell’Italia Settentrionale probabilmente a Luni;
    • La Graufesenque (nei pressi di Millau in Francia;
    • Lione;
    Immagine - 1 - La sigillata del museo di Cagliari e Pula

    Immagine - 1 - La sigillata del museo di Cagliari e Pula

    Da un’analisi effettuata sui reperti di ceramica sigillata-italica del Museo Archeologico di Cagliari e di Pula emerge che non c’è nessun reperto appartenente alla prima fase, numerosi quelli della seconda, ma è attestata soprattutto la terza fase.

    Nonostante questo leggero ritardo la ceramica sigillata italica arriva in grandi quantità, grazie anche allo sforzo imprenditoriale dello stesso Augusto.

    La Sardegna Meridionale appare quindi completamente inserita nelle principali correnti commerciali del mondo romano.

    Uno dei reperti più antichi appartenente alla seconda fase, che presenta un bollo radiale tipico degli esemplari più antichi, appartiene al museo di Cagliari ed è bollato da A. VIBIUS.

    Tra i reperti appartenenti alla seconda fase di notevole importanza è il bicchiere di Bithia del museo di Cagliari (rep. n. BTH 1009) bollato da M. Perennius Tigranus con scene di danzanti.

    Le officine e le forme attestate

    Le officine attestate nei reperti di ceramica sigillata italica del Museo di Cagliari e Pula sono 52.

    La maggior parte appartengono a ceramisti della terza e non di Arezzo, anche se non mancano testimonianze di ceramisti aretini.

    Per esempio del ceramista aretino L. Avillius è presente una coppa ( rep. 140949) del museo di Pula proveniente dalla Necropoli di Nova Istmo S. Efisio con decorazione a bacellature.

    Le officine che ricorrono su più di un reperto sono quelle di:

    • Ateius
    • Xanthi
    • Zoilus
    • S(ex) M(urrius) T ( )

    Le forme presenti sono venti e le più attestate sono:

    • I piatti conspectus 1990 n. 10 e n. 20
    • Le coppette a pareti rettilinee Conspectus 1990 n. 22 e n. 23
    • Le coppette carenate conspectus 1990 n.26
    • Le coppette troncoconiche Conspectus 1990 n.33 e n.34
    Immagine - 2 - La Coppa da Nora con le corse circensi

    Immagine - 2 - La Coppa da Nora con le corse circensi

    Interessantissima anche perché appartenente al periodo di sperimentazione la coppa di forma Dragendorff-Watzinger I proveniente da Nora, che all’interno presenta il bollo del tardo-italico C P( ) P( ), ma ha la matrice bollata da Zoilus, uno dei ceramisti dell’officina di Ateius. Questa coppa assieme ad altri tre esemplari è una delle prove della continuità tra la produzione di Arezzo e la Tardo-italica.

    L’importanza di questa coppa sta anche nel fatto che è uno dei pochi casi dove troviamo un rapporto tra il repertorio figurativo aretino e gli avvenimenti o la società contemporanea, anche se si tratta di un rapporto non eccessivamente stretto e non solo in questo caso, ma anche negli altri pochi casi a noi noti.

    Il motivo rappresentato è quello delle corse circensi rappresentato proprio nel Circo Massimo, anche se in modo non eccessivamente dettagliato. Sia le mete che la struttura con i delfini, che segnavano i giri della pista sono rese da Zoilus mediante punzoni concepiti originariamente e già utilizzati altrove con diverso valore semantico.

    Sigillata tardo-italica o anche la "quarta fase"

    Rappresenta una derivazione della ceramica sigillata italica in un suo momento tardo.
    Viene prodotta nell’arco di tempo che va’ dal 50 d.C al II sec. d.C.
    La miriade di piccole officine di ceramica sigillata italica scompare ed i nomi attestati dai bolli si riducono notevolmente. I produttori ceramici attestati sono i seguenti:

    • Sex. Murrius Festus
    • Sex. Murrius Pi(sanus?)
    • Sex. Murrius Cl(adus)
    • L. Nonnius Flor(us?)
    • C.P( ) P( )
    • L. Rasinius Pisanus

    E’ caratterizzata da una esasperata standardizzazione e un ricorso sempre più frequente alla decorazione applicata. La qualità è senza dubbio inferiore a quella della sigillata italica. L’impasto è pesante, il colore è tendente al rosato o al nocciola scuro, le pareti sono spesse e la superficie è meno liscia e raffinata.

    Il centro di produzione più probabile risulta essere Pisa in quanto è stato rinvenuto un frammento dell’unica matrice per tardo-italica decorata sinora nota.

    [inline: 3= Immagine - 3 - Attestazioni a Pula e a Cagliari] Immagine - 3 - Attestazioni a Pula e a Cagliari

    La quarta fase è rappresentata nel museo di Pula da numerosi reperti di ceramica decorata. Anche il Museo di Cagliari offre diversi esempi tra i quali la bella coppa con cinghiali di forma Dragendorff 29 quasi integra bollata da SMP (reperto n.61063).

    L’attestazione della ceramica tardo-italica nei due musei va’ a conferma del fatto che la parte più cospicua delle esportazioni della tardo-italica era diretta sulle coste tirreniche italiane e la Sardegna meridionale rientra pienamente in questo quadro.

    Le merci di accompagnamento

    Quali merci accompagnasse la ceramica sigillata italica e tardo-italica non è stato ancora definito con certezza.

    Siamo a conoscenza del fatto che la Sardegna fosse strettamente interessata dai commerci italici della tarda età repubblicana e che rappresentasse in alternativa al cabotaggio, lungo le coste etrusche, liguri e francesi, l’altra grande rotta del commercio verso l’ occidente, costituendo essa stessa, sia pur in maniera limitata, un mercato di consumo per i prodotti italici.

    Le numerose anfore di forma Dressel I farebbero pensare ad una notevole importanza del commercio del vino prodotto in Campania e in Etruria, in esse contenuto e ad una probabile merce di accompagnamento per la ceramica sigillata.

    [inline: 4= Immagine - 4 - Sigillata sud-gallica] Immagine - 4 - Sigillata sud-gallica

    Dividiamo le officine ceramiche di questo tipo di produzione in tre gruppi:

    • Bram
    • Montans
    • La Grafesenque

    Mentre le prime due officine esportavano solo nell’Europa continentale, i prodotti di La Grafesenque li troviamo anche in Italia.

    Distinguiamo il periodo di produzione di questa ceramica in tre fasi:

    • 25 a.C - 15 d.C imitazione delle sigillate italiche con vasi a vernice rossa
    • 15 d.C - 150/180 d.C i caratteristici vasi di sud-gallica a copertura vetrificata
    • Post 150/180 d.C viene prodotta la ceramica che il Lamboglia ha definito sigillata chiara b.

    La Sud-gallica in Sardegna

    L’arrivo della sud-gallica in Sardegna si ha nel secondo quarto del primo secolo a.C. e la sua massima diffusione è nel II sec. D.C, quando supera addirittura la quantità della sigillata africana. Questo dato trova sostanziale concordanza con la facies ostiense, dove la sigillata africana è numericamente inferiore alla italica e alla sud-gallica sino al principato di Adriano, mentre il vero cambiamento avviene in età antonina.

    E’ stato messo in evidenza che non in tutta Italia la ceramica sud-gallica è presente nella stessa quantità e come addirittura in alcune parti sia sconosciuta.

    La Sardegna meridionale ha una percentuale molto alta e rientra pienamente nell’area di diffusione mediterranea della sud-gallica. Sicuramente la posizione geografica della Sardegna, facilmente raggiungibile dalla rotta seguita per l’esportazione dei prodotti sud-gallici, ha favorito questa grande attestazione della ceramica sud-gallica.

    Questa "ricchezza" di sud-gallica accomuna la Sardegna Meridionale con l’Africa Settentrionale.

    Le forme attestate al Museo di Cagliari e di Pula

    Per quanto riguarda le forme lisce, quelle attestate rientrano pienamente nel quadro di quelle più comunemente presenti in Italia.

    Le più rappresentate sono:

    • Dragendorff 27
    • Dragendorff 18

    La ceramica sud-gallica decorata rappresenta il 65 %, non c’è dunque una netta maggioranza di questa come più spesso avviene. La forma maggiormente attestata è la Dragendorff 37, segue la Dragendorff 29. L’utilizzo diffuso della forma dragendorff 37 è più tardo rispetto a quello della 29, da ciò possiamo quindi desumere che probabilmente il commercio di sud-gallica nella Sardegna meridionale si intensificò con il passare del tempo, anziché andare scemando.

    Le officine attestate

    Sono tredici:

    • Felix
    • Vcvmus
    • Onar
    • Mapo
    • Meddillus
    • Cemai
    • Firmo
    • Miccio
    • Cerialis
    • Crucuro
    • Sabinus
    • Masclus&Balbus
    • Germanus

    Per lo più queste officine operavano a La Graufesenque, ma anche a Montans.

    Per quanto riguarda l’officina di Vcvmvs e di Onar risultano operare a Rhenzabern.

    Le abbreviazioni dei periodici sono quelle de L’Année Philologique.

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