Dal santuario di Tas-Silg a Malta un’iscrizione cuneiforme del II millennio a.C. : culti e scambi nel Mediterraneo


    Autori: Alberto Cazzella (Università Sapienza di Roma), Anthony Pace (Superintendence of Cultural Heritage, Malta) e Giulia Recchia (Università di Foggia)

    ABSTRACT

    Gli scavi condotti nel santuario di Tas-Silg (Malta) dall’Università Sapienza di Roma hanno portato alla luce un manufatto babilonese in agata con iscrizione cuneiforme databile intorno al 1300 a.C. È la prima volta che un’iscrizione cuneiforme del II millennio viene rinvenuta così a occidente della Mesopototamia. La scoperta apre molti interrogativi su quando l’oggetto arrivò a Malta e sui motivi della sua presenza in un santuario che ebbe una lunga vita, dal III millennio a.C. al I millennio d.C.

    La scoperta dell’agata con iscrizione cuneiforme

    Agli inizi di novembre del 2010, durante l’annuale campagna di scavi condotta a Tas-Silg dalla cattedra di Paletnologia dell’Università Sapienza di Roma, in collaborazione con l’Università di Foggia, venne alla luce, in un livello di età storica, un prezioso oggetto a forma di crescente lunare in agata muschiata; l'oggetto purtroppo frammentario riportava un’iscrizione in caratteri cuneiformi. Fu subito evidente che l’oggetto si trovava casualmente in quel contesto, ma non era possibile darne immediatamente un inquadramento preciso in relazione al periodo e all’area in cui fu prodotto.

    Crescente lunare in agata muschiata con iscrizione cuneiforme, conservato presso la Superintendence of Cultural Heritage, Malta. (foto Missione Archeologica Italiana a Malta).
    Fig. 1 – Crescente lunare in agata muschiata con iscrizione cuneiforme, conservato presso la Superintendence of Cultural Heritage, Malta. (foto Missione Archeologica Italiana a Malta).

    Gli scavi

    Il sito archeologico di Tas-Silg ha un carattere del tutto eccezionale ed una storia lunghissima: qui fu costruito nel tardo Neolitico (III millennio a.C.) uno dei grandi santuari megalitici dell’arcipelago maltese, monumenti unici nella preistoria del Mediterraneo.

    Arcipelago maltese: distribuzione dei siti archeologici relativi alle diverse fasi preistoriche Tas-Silg (Malta). Uno degli altari megalitici relativi al santuario del Neolitico Tardo (foto Missione Archeologica Italiana a Malta).Fig. 2 – Arcipelago maltese: distribuzione dei siti archeologici relativi alle diverse fasi preistoriche Tas-Silg (Malta). Uno degli altari megalitici relativi al santuario del Neolitico Tardo (foto Missione Archeologica Italiana a Malta).

    Il santuario fu poi riutilizzato e modificato nel corso dell’età del Bronzo fino agli inizi dell’età del Ferro (tra la fine del III e i primi secoli del I millennio a.C.). Dopo l’arrivo dei Fenici il sito venne divenne un importante luogo di culto fenicio-punico dedicato ad Astarte, per poi essere trasformato in santuario ellenistico-romano dedicato ad Hera-Giunone [1] in seguito alla conquista dell’arcipelago.

    In epoca Bizantina il sito non aveva perso le sue caratteristiche di luogo di culto e in esso venne fondata una chiesa dotata di battistero.

    Tas-Silg in maltese significa “della neve” ed il toponimo si riferisce alla presenza della vicina chiesa dedicata appunto alla Madonna della Neve.

    I primi scavi condotti negli anni ’60 dall’Università Sapienza di Roma (Antonia Ciasca) e dall’Università Cattolica di Milano (Michelangelo Cagiano de Azevedo), misero in luce parte del santuario di età storica: già allora si scoprì come nell’edificazione del tempio fenicio-punico prima e quello romano poi fosse conservato uno dei presistenti edifici megalitici, riutilizzato come cella.

    Il santuario fu molto famoso nell’antichità ed è ricordato da Cicerone in quanto depredato delle sue notevoli ricchezze da Verre.

    In anni recenti gli scavi sono ripresi a opera di una missione congiunta fra La Sapienza (Alberto Cazzella, con la collaborazione di Giulia Recchia), la Cattolica di Milano (Maria Pia Rossignani) e l’Università del Salento (Grazia Semeraro).

    Tas-Silg (Malta). Un momento dello scavo (foto Missione Archeologica Italiana a Malta).Fig. 3 – Tas-Silg (Malta). Un momento dello scavo (foto Missione Archeologica Italiana a Malta).

    In questo ambito il gruppo di lavoro della Sapienza si occupa delle ricerche sulle fasi preistoriche che hanno portato alla luce in questi anni parti di ulteriori templi megalitici ed ambienti annessi relativi al santuario tardo Neolitico, riutilizzati nell’età del Bronzo, che dimostrano come già in età preistorica si trattasse di un grande e articolato complesso culturale.[2]

     

    L’interpretazione dell’agata con iscrizione

    La scoperta del manufatto con iscrizione cuneiforme ha suscitato diversi interrogativi. I primi passi decisivi per un suo inquadramento sono stati compiuti grazie all’opera di Padre Werner Mayer, del Pontificio Istituto Biblico di Roma, che l’ha tradotta, l’ha datata e ha individuato il centro vicino-orientale in cui fu realizzata.

    Dal suo studio [3] risulta che si doveva trattare in origine di un oggetto di forma semilunata, indicato nell’iscrizione come immagine del dio-luna Sin. L’oggetto era presumibilmente dedicato a Ninurta, che in una tradizione era considerato appunto figlio di Sin. L’offerta al dio fu fatta, fenomeno insolito nel mondo mesopotamico, da un gruppo di individui e non da un singolo, intorno al 1300 a.C. nella città babilonese di Nippur.

    Questa fu un centro religioso molto importante della Babilonia, sede di una rinomata scuola di scribi. Il periodo di produzione è quello in cui regnò sulla regione la dinastia definita Cassita.

    La materia prima con cui fu realizzato l’oggetto, l’agata muschiata, doveva essere considerata preziosa ed esotica, infatti non si trova in Mesopotamia. Le principali fonti conosciute sono tutte in regioni piuttosto lontane: a est, come l’India, o a ovest.

    Nell’antichità un’importante area di estrazione era nei pressi del fiume Dirillo, nella Sicilia sud-orientale, dal cui nome (Achates) deriverebbe quello stesso che ancora utilizziamo per indicare il minerale.

    L’arrivo dell’agata a Malta

    Una volta definiti il periodo e il luogo di produzione, grazie proprio alla presenza dell’iscrizione, restano però ancora aperti molti interrogativi: come arrivò l’agata iscritta a Malta? Quando? Perché? Secondo il parere di Maria Giovanna Biga, docente di Storia del Vicino Oriente Antico alla Sapienza, si tratta dell’iscrizione cuneiforme del II millennio rinvenuta più a occidente, ma quando arrivò a Malta molto probabilmente l’iscrizione non era comprensibile per le genti locali che poterono apprezzare soltanto la materia prima e la qualità della lavorazione.

    Fig. 4 – Tas-Silg (Malta). Veduta generale di uno degli edifici megalitici del santuario Tardo Neolitico (foto Missione Archeologica Italiana a Malta).Fig. 4 – Tas-Silg (Malta). Veduta generale di uno degli edifici megalitici del santuario Tardo Neolitico (foto Missione Archeologica Italiana a Malta).

    Nell’opinione di Padre Mayer gli oggetti dedicati nei templi mesopotamici appartenevano al dio cui venivano offerti e normalmente non entravano nel circuito degli scambi, a meno che non avvenissero episodi di saccheggio legati a eventi bellici, fenomeno relativamente frequente.

    L’oggetto, ormai frammentario, è stato ritrovato in uno strato molto successivo sia al periodo in cui fu prodotto sia verosimilmente al momento in cui fu portato nel santuario di Tas-Silg. Questo dunque non ci aiuta a datare con esattezza il momento del suo arrivo nell’arcipelago.

    Quello che si sa però (anche grazie ai ritrovamenti dal sito di Borg in-Nadur [4], non lontano da Tas-Silg) è che le isole maltesi durante l’età del Bronzo (II millennio a.C.) avevano stretti contatti di scambio con la vicina Sicilia ed erano inserite nelle reti di traffici che attraversavano il Mediterraneo, tramite la Sicilia stessa o perché scalo diretto dei mercanti egeo-orientali, tra i quali un ruolo importante ebbero quelli Micenei e Ciprioti.

    Proprio tramite queste reti “internazionali” l’agata potrebbe aver raggiunto Malta già alla fine del II millennio a.C., non molto dopo il momento in cui fu dedicata.

    A Tirinto, nel Peloponneso, è stata rinvenuta un’iscrizione cuneiforme su un oggetto in avorio, molto probabilmente proveniente da Ugarit, lungo la costa del Levante.[5]

    Gli autori che l’hanno recentemente pubblicata pensano che sia legata proprio alla presenza di Ciprioti o Levantini a Tirinto. In particolare negli ultimi secoli del II millennio a.C. ancor più che i Micenei un ruolo importante nei collegamenti fra il Levante e il Mediterraneo centrale ebbero infatti i Ciprioti, dei cui traffici troviamo testimonianze in Sicilia e in Sardegna.

    La presenza di un oggetto esotico e di pregio come l’agata iscritta in un luogo così unico e particolare come doveva apparire ancora il santuario di Tas-Silg durante la tarda età del Bronzo non può essere stata casuale. Se veramente si fosse trattato dell’esito di un contatto diretto con i navigatori ciprioti che si spingevano a occidente si potrebbe pensare che già prima dell’arrivo dei Fenici, di cui i Ciprioti furono in qualche modo i predecessori, il santuario avesse una fama che superava l’ambito strettamente locale.

    Questa fama potrebbe poi aver spinto i Fenici stessi, una volta occupata l’isola di Malta nell’VIII secolo a.C., a erigere qui un loro santuario rispettando le strutture megalitiche ancora esistenti.

    Note:

    [1] Alle prime campagne di scavo sono dedicati i volumi della MAIM (Missione Archeologica Italiana a Malta) pubblicati tra il 1964 e il 1973; di particolare interesse è l’articolo di A. Ciasca del 1976-77 per una ricostruzione del santuario in epoca fenicia. Per le iscrizioni fenicio-puniche dedicate ad Astarte si ha una sintesi recente in Amadasi 2011.

    [2] Sulle ricerche in corso di ambito preistorico: Cazzella e Recchia 2008.

    [3] Mayer in corso di stampa.

    [4] Pace 2004; Tanasi 2008, 2009. Sulle fasi più recenti della sequenza preistorica maltese: Recchia e Cazzella 2011.

    [5] Cohen, Maran e Vetters 2010.

    Bibliografia

    Amadasi Guzzo M. G., Il santuario di Astarte a Malta. Le iscrizioni in fenicio da Tas-Silg, Roma, Edizioni dell’Università “La Sapienza”, 2011. Cazzella A. e Recchia G., L'area sacra megalitica di Tas-Silg (Malta): nuovi elementi per lo studio dei modelli architettonici e delle pratiche cultuali, Scienze dell'Antichità, 2006-07, 13: 689-699. Ciasca A., Il tempio fenicio di Tas-Silg: una proposta di ricostruzione, Kokalos, 1976-77, 22-23: 162-172. W. R. Mayer, Eine babylonische Weihgabe in Malta, Orientalia, in corso di stampa, 80: 141-153. Cohen C., Maran J. and Vetters M., An ivory rod with a cuneiform inscription, most probably Ugaritic, from a Final palatial workshop in the Lower Citadel of Tyrins, Archaeologischer Anzeiger, 2010, 2: 1-22. Pace A., The Maltese Bronze Age, in Cilia D., ed., Malta before History, Malta, 2004: 211-219. Recchia G. e Cazzella A., Maltese late prehistoric ceramic productions sequence and chronology: on-going problems, in Sagona C., ed., Ceramics of the Phoenician-Punic World. Collected Essays, Ancient Near Eastern Studies Supplement Series, 36: 373-395. Tanasi D., La Sicilia e l’arcipelago maltese nell’età del Bronzo Medio, Palermo, Pubblicazioni del Progetto Kasa, III, 2008. Tanasi D., Vasellame metallico in Sicilia e nell’Arcipelago maltese nella seconda metà del II millennio a.C. Forme egee per pratiche religiose indigene, Orizzonti. Rassegna di Archeologia, 2009, X: 11-27.



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