Fossili: una sporca faccenda!


    Secondo una recente ricerca le ossa fossili andrebbero conservate refrigerate ed in condizioni di sterilità per evitere di contaminarne il DNA. Le procedure tradizionali di scavo e conservazione potrebbero avere causato danni irreparabili al materiale sin qui raccolto.

    Una figura in camice bianco, cuffia e mascherina protettiva davanti alla bocca, estrae con cura alcuni frammenti ossei dal terreno.

    Con le mani protette da guanti introduce il reperto in un contenitore refrigerato.

    Non appena riposizionato il coperchio, si gira verso un collaboratore intimando con voce decisa: "Congelatelo immediatamente e portatelo in laboratorio per le analisi".

    No…non si tratta di una scena tratta da un serial televisivo americano di polizia scientifica ma di un paleontologo al lavoro sul campo.

    Immagine - 1 - Ricercatori al lavoro durante uno scavo

    Immagine - 1 - Ricercatori al lavoro durante uno scavo. Secondo gli studiosi le ossa fossili vanno conservate refrigerate ed in condizioni di sterilità. © Smith K.

    D'ora in poi i ricercatori impegnati negli scavi dei reperti fossili dovranno imparare a comportarsi come gli investigatori della Scientifica.

    Questo è quanto emerge da un recente articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Americana PNAS.

    Fino ad ora le ossa fossili erano manipolate da una quantità di persone, lavate collettivamente in ampie vasche, ripulite e spazzolate, e perfino lucidate con speciali vernici, prima di essere esposte nelle teche dei musei.

    Queste procedure potrebbero aver causato danni irrimediabili ai reperti fin qui raccolti.

    La nuova frontiera della paleontologia è senza dubbio la paleogenetica, vale a dire l'analisi del DNA delle specie animali e vegetali delle epoche preistoriche.

    Attraverso queste ricerche è possibile definire, con un dettaglio impensabile fino a qualche anno fa, i rapporti evolutivi delle varie specie.

    In questo settore spicca senza dubbio l'analisi in corso del genoma dell'Homo Neanderthalensis, condotta da Svante Paäbo del Max Plank Insitute di Leipzeig, Germania.

    Molti ricercatori sospettavano da tempo che i trattamenti tradizionali alterassero irreversibilmente il DNA contenuto nei reperti dilavandolo, mescolando con materiale genetico proveniente da ossa di specie diverse e contaminandolo con quello umano, ma mancavano le prove.

    Ora è arrivata la dimostrazione inconfutabile della necessità di cambiare radicalmente le procedure di raccolta e conservazione dei fossili.

    Il gruppo di ricerca di Eva-Marie Geigl dell'Istituto Jacques Monod di Parigi, Francia ha raccolto campioni di DNA da due set di reperti fossili di un esemplare di Uro, Bos primigenius, l'antenato delle attuali mucche.

    Immagine - 2 - Cranio incompleto di Bos Primigenius

    Immagine - 2 - Cranio incompleto di Bos Primigenius ©CNRS/IJM E. M. Geigl

    I campioni, appartenenti allo stesso animale, risalgono a 3.200 anni fa ma sono stati raccolti in due epoche diverse. Un primo gruppo di ossa fu scavato nel 1947, trattato con le tecniche convenzionali e quindi esposto in un museo.

    Un secondo set è stato riportato alla luce, nel 2004, dal medesimo sito seguendo un metodo rigoroso: camici, guanti, mascherine e immediato congelamento del fossile con tutta la sua "sporcizia" originale

    Tutti i tentativi di estrarre DNA dai fossili scavati nel 1947 sono falliti. La procedura si è invece conclusa con successo in quelli recuperati più recentemente.

    Poiché le ossa sono state tutte sepolte per il medesimo periodo di tempo, nelle stesse condizioni ambientali, il "colpevole" non può che essere il metodo di conservazione.

    In pratica, si è degradato più DNA negli ultimi 57 anni che nei 3.200 precedenti.

    Questi risultati influenzeranno radicalmente le tecniche di scavo nel prossimo futuro e consentiranno enormi progressi nello studio dell'evoluzione dell'uomo.

    Bibliografia

    Prevost M. et al., Freshly excavated fossil bones are best for amplification on ancient DNA , PNAS, 104(3):739-744, 2007

    Smith K., Don't wash those fossils:standard museum practice can wash away DNA . Nature, published ondine, 8 January 2007, doi:10.1038/news0701808-2

    Sitografia

    PNAS - Proceedings of the National Academy of Sciences www.pnas.org

    Nature.com http://www.nature.com homepage della rivista Nature

    Prof. Dr. Svante Pääbo - Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Leipzig http://email.eva.mpg.de/~paabo/

    Paleogenetics, molecular taphonomy, and Neolithique domestication - Institut Jacques Monod http://ijm2.ijm.jussieu.fr/ijm/research/research-groups/ Sito del gruppo di ricerca di Paleogenetica dell'istituto Jacques Monod di Parigi

    The Extinction Website - Species Info - Bos primigenius www.petermaas.nl/extinct/speciesinfo/aurochs.htm

    CNRS - Centre National de Recherche Scientifique www.cnrs.fr



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