Mio, tuo o nostro? Uno studio sulla condivisione dei dati scientifici in Genetica Umana - pag 3/10


    Autori: Nicola Milia1,3, Alessandra Congiu1,3, Paolo Anagnostou1,2, Francesco Montinaro2, Marco Capocasa2, Emanuele Sanna3 e Giovanni Destro Bisol1,2*

    1) Università di Roma ‘La Sapienza’, Dipartimento di Biologia Ambientale, Roma Italy (2)Istituto Italiano di Antropologia, Roma, Italy (3)Università di Cagliari, Dipartimento di Biologia Sperimentale, Cagliari, Italy *destrobisol AT uniroma1 dot it

    La condivisione dei dati in Genetica Umana

    Il campo di ricerca della variabilità genetica umana può essere considerato come un settore ideale per il raggiungimento di una piena condivisione dei dati di ricerca.

    Ciò è dovuto alla natura codificata delle informazioni genetiche, alla disponibilità di strumenti per diffusione dei dati e, infine, all'importanza che assume la ricerca in questo campo dal punto di vista della prevenzione, diagnosi e terapia di innumerevoli patologie [20], [21].

    Ma, la condivisione dei dati è una prassi comune in questo settore di ricerca? Sfortunatamente non è mai stata condotta nessuna analisi specifica.

    Infatti, lo studio più pertinente finora effettuato è un'indagine su vasta scala condotta negli Stati Uniti un decennio fa. Questa inchiesta ha concluso che i dati non condivisi possono limitare alcune attività scientifiche, tra cui il tentativo di analizzare, replicare e confrontare i risultati pubblicati [22].

    In questo lavoro presentiamo i risultati di uno studio condotto sulla condivisione dei dati in pubblicazioni scientifiche inerenti la variabilità di polimorfismi del DNA mitocondriale (mtDNA) e del cromosoma Y in popolazioni umane. Questi sistemi genetici trovano un vasto utilizzo in antropologia, in ambito forense e nella ricerca bio-medica [23–25].

    La relativa omogeneità dei polimorfismi, la standardizzazione e la maneggevolezza dei dati li rendono infatti molto utili per condurre un studio pilota sulla condivisione dei dati [26], [27]. Nello studio abbiamo esaminato i lavori indicizzati su Pubmed tra il 2008 e il 2011.

    Oltre a stimare il tasso di condivisione, ne abbiamo analizzato le modalità, mettendo a confronto diversi campi di ricerca e valutando l'effetto delle politiche editoriali esplicite e "l’impact factor" della rivista di appartenenza.

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